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Generazione hashtag

i2M Factory - 11 marzo 2015

I nativi digitali diventano la generazione hashtag, e il marketing deve essere in grado di affrontare questo cambiamento nel modo più social possibile.

Se dovessimo dare un nome a questo momento storico, senza dubbio potremo definire questa l’era dell’ hashtag.

Si parla tanto di nativi digitali, del web e delle logiche di internet, e di come i social media, e ancora più i social network, modifichino costantemente i nostri orizzonti e il nostro modo di vivere il World Wide Web.

#hashtag

Tutti, o quasi, ormai sanno cosa sia un hashtag e come si usi: Twitter ha lanciato la moda del cancelletto che precede la parola a cui si vuol dare risalto nei 140 caratteri nel 2007. Durante una catastrofe naturale negli USA, un avvocato sceglie di marchiare alcune parole importanti nei propri tweet, per differenziarli rispetto agli altri. Twitter, quindi, per puro caso, entra in contatto con questa piccola sperimentazione e coglie al volo l’idea lanciata dall’avvocato statunitense: rende l’hashtag il suo punto forte. Il cancelletto diventa un attributo che diversifica totalmente la piattaforma di microblogging dalle altre piattaforme social. L’esclusività dell’idea dura poco, perchè in breve tempo gli hashtag contagiano i social: Instagram, Facebook… e il mondo offline. Vengono lanciate campagne social, e non, attraverso lo studio a tavolino di nuovi, particolari e identificativi hashtag, usati anche nei programmi televisivi, nei cartelloni pubblicitari offline, nella carta stampata. Il contagio è ovunque.

hashtags

Gli hashtag dovrebbero essere delle key word, dovrebbero identificare delle parole chiave che possano essere utili alla ricerca, per argomento, di ciò che si sta scrivendo. In realtà ormai, soprattutto i giovanissimi nativi digitali, usano l’hashtag più per moda ch per uno scopo preciso. Non si ha più a che fare con parole chiave utili, ma con centinaia di parole appesantite dal cancelletto senza uno scopo preciso. Le frasi sono sempre più lunghe e sempre meno chiare, utili, di interesse comune, tranne i rari casi in cui si abbia a che fare con degli hashtag studiati per essere lanciati in un determinato modo, in una campagna pubblicitaria o di marketing.

Parlando dell’uso utile e non di quello di moda, ci sono gli hashtag descrittivi, inseriti alla fine dei post, esterni al breve discorso trattato, oppure quelli narrativi, che sono inclusi in alcune parole importanti all’interno della narrazione, appunto.

hashtag bla

Dopo questa premessa, ci sono alcune domande a cui dare risposta: i nativi digitali possono chiamarsi, oggi, cresciuti, generazione hashtag? E la generazione hashtag, dal punto di vista del marketing, può essere interessante? Come andare incontro alle esigenze dei giovani adulti di domani? Come possono le aziende riuscire a raggiungere questa fascia decisiva di mercato di età compresa tra i 16 e 34 anni?

I nativi digitali, crescono e si evolvono: è più che mai corretto definire questa nuova generazione, in questa era dell’ hashtag, “generazione hashtag”.

generazione hashtag

L’ hashtag è semplice da usare, è diretto, aperto, interattivo, democratico, libero. L’homo social non può fare a meno di questo nuovo strumento per capire la logica del mercato e intercettarlo al meglio. La Sentiment Analysis è immediata attraverso la lettura e la ricerca dei post e dei tag attraverso hashtag. La crossmedialità, l’engagement, il coinvolgimento degli utenti è indispensabile per chi vuole inserirsi correttamente nel nuovo mondo del marketing. Perchè il web si evolve, il consumatore si trasforma sempre più in producer, e il marketing deve cavalcare l’onda, leggere e studiare attentamente l’ambiente esterno che si modifica e cercare di intercettare e accontentare l’utente, ancora prima che questo lo richieda. Ormai l’hashtag activism è una realtà sempre più forte in tutti i settori.

Hastag Nation: il Marketing per la Selfie Generation”

the hashtagE’ questo il titolo del nuovo studio internazionale che Havas Worldwide, in partnership con Market Probe International, ha condotto su un panel di 10.574 persone di età superiore ai 16 anni in 29 paesi, tra cui l’Italia. L’obiettivo della ricerca, organizzata nell’arco di 10 anni dal gruppo Havas, è quello di comprendere in profondità la relazione fra i giovani e i brand. Le aziende dovrebbero offrire ai giovani contenuti condivisibili ed esperienze di cui possono parlare nei canali social, attraverso gli hashtag. La ricerca evidenzia che a partire dai 18 anni i giovani cominciano ad esprimere le preferenze nei confronti dei brand e a scegliere quelli che meglio li rappresentano. In Italia infatti è solo il 28,8% degli intervistati, tra i 16-34 anni, a dichiarare che i brand non prendono sufficientemente sul serio i giovani. Il 62% dei giovani italiani considerano importante il ruolo dei brand “nel generare contenuti creativi online” per alimentare i propri canali social e condividere esperienze aiutandoli a esprimersi ed emergere sulla rete e nella società. In Italia sono i giovani, più che gli over 34, ad affermare che la cultura pop ha contribuito a formare la loro personalità (44,4%) e i loro atteggiamenti (46,6%).

 

Esempi di campagne molto social:

La Nutella, la Barilla, la Coca-Cola e il gruppo Lego sono attivissimi sui social, la loro creatività attraverso immagini, video e campagne di condivisione e partecipazione degli utenti, soprattutto attraverso l’uso dell’ hashtag del brand o dell’idea di riferimento, rendono queste immagini un ottimo esempio di quanto sopra riportato. La generazione hashtag e i brand interattivi e partecipativi, ma soprattutto social, sembrano avere un’ottima relazione.