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Social impact investments, investimenti sociali

i2M Factory - 31 marzo 2015

I social impact investments sono una nuova classe di investimento il cui scopo è quello di generare un impatto sociale positivo, oltre che un ritorno finanziario

Largamente diffusi a livello internazionale, gli “investimenti di impatto” social impact investments, a sostegno dell’economia reale e del terzo settore, stanno iniziando a svilupparsi anche in Italia.

Quando si parla di finanza sociale cosa si intende?

Spesso in questa definizione viene incluso l’utilizzo di strumenti finanziari, innovativi, nell’ interesse della collettività diffusa. Il concetto coniato da JP Morgan e Rockefeller Foundation, introduce una nuova classe di investimenti in grado di generare impatto, come parte intrinseca dell’investimento, e misurare le ricadute, in termini di esternalità (positive e negative) sulla comunità di riferimento, valorizzare il ritorno economico, almeno pari al capitale investito con un tasso d’interesse paziente ma non per questo inferiore a quelli tradizionalmente intesi. I finanziamenti in crescita, gestiti da soggetti interessati alla diversificazione del proprio portfolio, sosterranno lo sviluppo di progetti che creeranno nuovo valore per le comunità territoriali, producendo un alto impatto sociale, ambientale e occupazionale. Si stima che il mercato della finanza di impatto peserà in Italia tra 1.0 e 4.8 miliardi di Euro di asset gestiti nel 2017. In tanti parlano d’innovazione, ma sono pochi quelli che si interrogano sul valore effettivo del suo impatto, e sono tanti gli ostacoli all’orizzonte.

 

Difficoltà e ostacoli nel social impact investing:

Il movimento del social impact investing non è ancora riuscito a conquistare del tutto il proprio principale pubblico, ossia gli investitori istituzionali di primo rilievo: fondi pensione, le compagnie di assicurazione, i fondi sovrani e le grandi aziende. Come affermato in molti importanti reports, questa limitata penetrazione degli investimenti ad impatto sociale nel principale mercato di capitali minaccia di contrassegnare il movimento dell’impact investing come poco più che una moda passeggera. Le ragioni di questo lento sviluppo non sono difficili da individuare: tra i fattori ben osservati e approfonditi in letteratura si possono segnalare la relativa immaturità di molte imprese sociali, la limitata esperienza di numerosi soggetti che operano tra le fila del loro management, la novità di alcuni dei veicoli di investimento disponibili e le enormi incertezze che circondano la liquidità di tali investimenti. A questo si aggiungano gli inevitabili fattori di rischio legati al Paese, quelli inerenti i tassi di cambio, gli alti costi di transazione e la mancanza di dati chiari sui rendimenti degli investimenti: è facile capire perché la finanza sociale resta ancora oggi un un business di nicchia o, come è stato definito eloquentemente, un “boutique business”. Questo è solo uno degli ostacoli che la finanza sociale deve affrontare.

Investimenti a impatto sociale in Italia:

Tra le azioni promosse dal nostro Paese nominiamo quella di ItaliaCamp, per lo sviluppo di un programma di social impact investing che punta sulla valorizzazione del welfare di comunità e sulla crescita delle aree metropolitane, in cui sostenere le partnership tra pubblico e privato.
Sviluppare il mercato del social impact investing sembra essere una possibilità e una necessità, dal momento che rappresenta una soluzione valida per vecchi problemi e nuove sfide che la società si trova ad affrontare, come l’agricoltura sostenibile, la creazione di alloggi a prezzi accessibili e l’assistenza sanitaria. I principali attori di questo ecosistema, cioè investitori privati, imprese (soprattutto sociali) e governo, dovrebbero lavorare insieme verso un obiettivo comune. È dimostrato ampiamente che: gli investitori da soli non riescono a promuovere interamente i nuovi investimenti con benefici sociali, il governo da solo non riesce più a garantire i servizi di welfare e soddisfare le richieste del cittadino in maniera efficace e il comparto delle imprese sociali è nella maggior parte dei casi sotto-capitalizzato e raramente riceve finanziamenti tali da raggiungere un’ampia scala.. I tre attori solamente grazie ad un’ azione di sistema possono riuscire a cogliere l’opportunità che si è presentata costruendo le basi per nuove connessioni in grado di creare una nuova infrastruttura sociale ed economica.

fonte: www.openmag.it