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Junker, l’app che aiuta la raccolta differenziata

i2M Factory - 3 giugno 2015

Junker è un’applicazione che risponde ai vari dubbi che ogni giorno attanagliano la nostra mente prima di gettare un rifiuto nel corrispettivo bidone. Riconosce con un clic il prodotto e ci aiuta a capire dove gettarlo

Junker viene pensata e inventata da una donna, un ingegnere informatico esperta di firma digitale e smart card.
Benedetta De Santis, 38 anni, romana residente a Bologna, ha fondato Junker a gennaio 2014 insieme a Giacomo Farneti, 34 anni, suo collega all’Università Alma Mater di Bologna.

Junker, startup innovativa e utile, semplifica un settore trascurato dalla popolazione: quello della raccolta differenziata. L’opinione pubblica, la massa di utenti della rete, è consapevole di aiutare l’ambiente e la società stessa con la raccolta differenziata. Spesso, però, è stressante non sapere dove gettare il rifiuto in questione, e proprio per questo motivo, lo si getta dove capita, mandando all’aria il senso stesso di raccogliere i rifiuti per classificarli in modo differenziato, secondo una logica fortemente ecologica e nel rispetto dell’ambiente. Junker promette di apportare una piccola-grande rivoluzione nel mondo della differenziazione dei rifiuti: è risultata tra le 12 startup selezionate al FORUM PA Call4ideas 2015, iniziativa promossa da FORUM PA in collaborazione con Camera di Commercio di Roma ePoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano, per Startup e Startupper digitali. Il 26 maggio Junker ha avuto modo di presentarsi al pubblico della più grande manifestazione italiana sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Junker potrebbe rivelarsi utile anche per informare i cittadini, su tutto ciò che riguarda la raccolta della differenziata, per la sensibilizzazione verso il rispetto dell’ambiente, partendo dal proprio Comune o territorio.

 

Junker: come funziona

Il meccanismo è semplice: è sufficiente scaricare l’ applicazione Junker e avvicinare lo smartphone al prodotto, per scansionarne il codice a barre. Junker lo riconosce grazie a un database interno di oltre 800mila prodotti, ne indica le materie prime e i bidoni a cui è destinato.
Alcuni informatici del team startup si sono accorti che il codice a barre non era sufficiente alla classificazione, e hanno elaborato un software che rende possibile alla telecamera il riconoscimento dei simboli chimici stampati sui prodotti.
Junker utilizza il crowdsourcing: sono gli utenti stessi a segnalare quando il prodotto che hanno tentato di scansionare non viene riconosciuto.  Lo fotografano, inviano la segnalazione al team di Junker  e questo lo scompone e poi segnala loro in quale cassonetto deve essere gettato quel tipo di rifiuto. Succede per esempio nel caso di prodotti regionali. Il database viene aggiornato quotidianamente anche grazie al contributo degli utenti.
L’app Junker, che al momento è utilizzata da oltre 6500 persone in tutta Italia, è gratis per gli utenti, mentre le aziende ambientali e i Comuni possono abbonarsi con un canone fisso per comunicare ai propri cittadini molte altre informazioni.