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Ket Lab nasce a Tor Vergata

Silvia Risitano - 21 giugno 2016

A Torvergata (Roma) nasce il Ket Lab, luogo disciplinare creato per portare nella vita quotidiana le innovazioni nate dalle tecnologie aerospaziali.

Il Ket Lab verrà utilizzato come spazio di lavoro per ricercatori che studieranno nuove soluzioni, impiegando risorse e tecnologie già conosciute per aziende ed enti interessati.

Se buona parte delle innovazioni inizialmente impiegate nella conquista dello spazio, si sono insinuate nella vita quotidiana, in maniera silente, come il memory foam, il gps, gli aspirapolvere e le coperte termiche, queste nuove soluzioni studiate dai ricercatori del Ket Lab saranno introdotte nella vita quotidiana dalle aziende interessate.

Il Lab è un laboratorio di ricerca italiano per trasferimento tecnologico, nato grazie al consorzio Hypatia che costruirà all’interno degli spazi dell’Agenzia Spaziale Italia (Asi) a Torvergata, circa 1600 metri quadrati di centro di sperimentazione dove i ricercatori lavoreranno a nuove soluzioni impiegando tecnologie già conosciute.

“Strutture come queste sono fondamentali alla nostra missione di trasferimento industriale delle tecnologie sviluppate per raggiungere i traguardi spaziali e l’Italia dimostra di essere sulla strada giusta” ha spiegato Aude de Clercq, dell’ufficio di Trasferimento tecnologico dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Inoltre Roberto Battiston, presidente di Asi, ha spiegato che Ket Lab è il progetto che serve per dare al settore spaziale quel meccanismo di trasferimento tecnologico di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Per farlo si vuole sfruttare le stesse caratteristiche che hanno già funzionato bene in altri Paesi.

Sono già partiti e sono tutt’ora in corso alcuni progetti come quelli legati all’ Ultra-Altro Vuoto e tecnologia dei materiali, quelli microscopia ottica, di microscopia elettronica, di automazione e, infine, anche un laboratorio di materiali avanzati per l’aerospazio.

Ma il progetto più importante è quello legato a NanoBioTech, a cui sono legati sia la sezione Ambiente che si occupa di una ricerca che vuole arrivare a comprendere gli effetti tossici delle nanoparticelle legate all’inquinamento atmosferico, sia la sezione Salute, che in collaborazione con l’istituto IMEM-CNR di Parma e in collaborazione con Filippo Fabbri, vuole sviluppare una tipologia di diagnosi precoce per i tumori, basata su nano sistemi ibridi ad elevata sensibilità.

Sia per la sezione Salute che per sezione Ambiente sono arrivati i primi risultati. Infatti la NanoBioTech Salute ha sintetizzato nano-particelle plasmoniche a base di metalli, per la realizzazione di un bio-sensore, mentre NanoBioTech Ambiente sta per brevettare una boa per la cattura di idrocarburi, che utilizza spugne composte da nanotubi di carbonio che ospitano cellule batteriche idrofobiche, in grado di assorbire gli olii.