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I social media e la guerra al terrorismo

Silvia Risitano - 24 giugno 2017

La guerra al terrorismo si fa anche attraverso i social network. Da Google a Facebook sono molte le iniziative che i colossi del web stanno attuando per contrastare la diffusione della propaganda terroristica.

Negli ultimi tempi, Facebook, è stata vittima di continue critiche, l’accusa principale è quella aver avuto una scarsa attenzione verso la guerra al terrorismo. Il social network è corso subito al riparo e recentemente, in un post pubblicato sul suo blog ufficiale, ha espresso la volontà di intraprendere una battaglia ancora più attiva contro i fenomeni di propaganda terroristica. Come prima mossa ha comunicato che la maggior parte degli account sovversivi sono stati rimossi dopo l’individuazione, inoltre l’azienda di Palo Alto ha già cominciato ad utilizzare anche strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Quella utilizzata, è una tecnologia studiata appositamente per individuare messaggi legati al terrorismo e altre tipologie di minacce, con tecniche che includono l’individuazione di foto e video e rilevazione di “cluster”.

Inoltre nel messaggio pubblicato sul blog, viene evidenziato  il duro impegno da parte di Facebook contro il terrorismo, attraverso un task force di oltre 150 persone, focalizzate esclusivamente nella ricerca di contenuti che violano la policy del social network.

Infine, è stata annunciata una campagna che renderà Facebook sempre più ostile ai terroristi. Verrà creata, una nuova piattaforma social in cui sarà “quasi” impossibile fare propaganda di idee sovversive.

Tutto ciò sarà reso possibile con l’inserimento di alcuni nuovi strumenti, tra cui:

  • image matching. Consiste in un’analisi di fotografie e video al fine di riconoscere possibili contenuti pericolosi.
  • analisi del linguaggio. Esaminerà tracce audio così da poter individuare specifiche espressioni che possano far riferimento ad organizzazioni terroristiche come ISIS o Al Qaeda.
  • rimozione dei cluster di terroristi. Questa attività consentirà di disabilitare account chiave, andando così a diminuire le attività di reperimento di nuovi adepti.
  • redicitività. Punterà a cancellare tutti quegli account falsi che vengono creati con una certa recidività e che risultano potenzialmente legati alla propaganda terroristica.
  • collaborazione cross-platform. verranno incluse nel progetto anche le altre piattaforme che sono parte della famiglia Facebook: WhatsApp e Instagram. Questo consentirà al social di reperire un crescente numero di informazioni e agire con maggior incisività.


Le stesse accuse mosse contro Facebook, sono state rivolte anche a Google.

L’azienda, seguendo le orme di Facebook, nei scorsi giorni ha pubblicato sul blog ufficiale, un messaggio in cui si elencano le future misure preventive al fine di supportare la guerra al terrorismo anche sul web.

“Noi, così come altre realtà, stiamo lavorando ormai da anni per identificare e rimuovere contenuti che violano le nostre policy. La verità scomoda è però che noi, come industria, dobbiamo riconoscere l’esigenza di fare di più. Ora.

Le iniziative proposte da Google prevedono un sostanziale incremento dell’utilizzo della machine learning. Si punterà, quindi, allo sviluppo di nuove tecnologie in grado di riconoscere attività di promozione delle idee sovversive e con fini terroristici.

Punto focale di queste misure è anche l’ampliamento degli strumenti di monitoraggio di Youtube. Verrà infatti ampliato il trusted flagger. All’interno di questo gruppo, che si occuperà di valutare le segnalazioni inviate dal sistema di autoanalisi, ci saranno ben 63 organizzazioni non governative provenienti da tutto il mondo.

BigG inoltre ha scelto di adottare una linea severa nei confronti di contenuti che includono al loro interno argomenti riconducibili all’estremismo religioso, al razzismo e a qualsiasi attività che non sia espressamente consentita dalla policy dell’azienda.

Infine sempre su Youtube vi sarà una intensificazione del programma “creator for change”, un programma promosso dal social, che andrà a supportare i creators che affrontano questioni sociali e di sensibilizzazione attraverso i propri canali. È attraverso il redirect method che il social network individua l’advertising potenzialmente indirizzato a siti che promuovono contenuti riconducibili all’ISIS.

Sia Facebook che Google si augurano che anche le altre piattaforme social, inizino a monitorare i propri contenuti cominciando così una dura battaglia contro il diffondersi del cyber terrorismo.